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26/03/2006 Scialpinistica al Monte Porrara per il Vallone Bianco.
Partecipanti: PAOLO, GIULIO, FABIO, ANDREA.
Dislivello: 500 m
Difficoltà: BSA
Tempo di salita: 2,5h

 

 

Ci stiamo avvicinando alla fine di marzo, e la primavera mostra per la prima volta il suo volto più tiepido. Sono iniziate infatti giornate dalle temperature decisamente più elevate delle precedenti, e l’abbondantissimo strato di neve che ancora ricopre i monti abruzzesi si sta velocemente (e finalmente) assestando. Questo ci permette di tentare itinerari di maggiore difficoltà, tra cui questo Vallone Bianco del Porrara. Si tratta di salire per la cresta N della montagna, che si preannuncia molto panoramica, usufruendo se possibile degli impianti di Campo di Giove, scendendo poi direttamente dalla vetta sul versante W su pendio inizialmente moderatamente ripido ma aperto che poi va stringendosi, smorzando l’acclività, fino a diventare una stretta scia bianca tra i faggi, testimone delle grandi valanghe che sfruttano questa via preferenziale. In tutto 1000 metri secchi di discesa!


Inizio della salita, sui dolci pendii della Serra Campanile. Al centro emerge la punta rocciosa da cui inizia la lunghissima cresta del Porrara.


La giornata è francamente primaverile, serena e calda. Per fortuna la seggiovia Campo di Giove – Guado di Coccia è in funzione (ultimo giorno!) e ci permette di risparmiare ben 500m di dislivello. Messe le pelli iniziamo la salita dirigendoci a S rimontando i dolci pendii della Serra Campanile. La neve ha già accusato il colpo del sole e si presenta molle e acquosa. Volgendo lo sguardo alle nostre spalle iniziamo a vedere gli innevati pendii della Tavola Rotonda, con gli scheletri dei due skilift in disuso da anni. Con rammarico pensiamo alle grandi possibilità sciistiche che ci sarebbero semplicemente rinnovando i due vecchi impianti, ma pare non ci sia nulla da fare. Che almeno si smantellino allora. Prima di scendere brevemente ad una selletta ci affacciamo sulla bella Valle di Quartarana, sciisticamente interessante, che rappresenta il normale itinerario di salita al Porrara quando l’impianto per Guado di Coccia è chiuso.


Sulla Serra campanile, prima di scendere al valico in cui termina la Valle di Quartarana.


Dalla sella occorre aggirare sulla sinistra l’inizio, un po’ roccioso e ripido, della cresta. Risaliamo poi un pendio abbastanza erto (occhio in caso di neve dura!) su una pappa incredibile (alcuni piccoli distacchi spontanei di neve fradicia) costeggiando gli ultimi faggi e procedendo a zig zag fino ad una cimetta di quota 1935. Da qui inizia il lunghissimo filo di cresta, aereo e a tratti abbastanza sottile, che per ora si riesce a seguire con lo sguardo solo fino all’antecima 2100m del Porrara. Il panorama è già molto ampio, abbracciando l’enorme e un po’ monotono versante SE della Majella, il Morrone con dietro il Gran Sasso, il Velino – Sirente e tutti i monti del PNA, che, cresta dopo cresta, si susseguono verso W. Schiamazzando come ossessi per la gioia iniziamo la lunga cavalcata affacciandoci ora a dx ora a sx, dove pendii ripidi e valangosi scendono rapidi verso le faggete.


All'inizio della cresta, dopo aver superato un ripido pendio. Ben visibile l'antecima di quota 2100m.


Da subito notiamo la presenza di grosse cornici aggettanti sia a W che ad E. Giungendo verso l’antecima di quota 2100m si inizia a scorgere la vetta vera e propria, un bel pezzo più avanti, e la parte superiore del Vallone Bianco, che sembra in ottime condizioni. Un breve pendio conduce in discesa per una settantina di metri ad un tratto semipianeggiante di cresta, molto affilato, con cornici veramente enormi, sporgenti per vari metri nel vuoto, che sfidando le leggi della fisica sono degli inneschi sospesi per le valanghe, pronte a scattare qualora il caldo spezzi l’esile filo di attrito che tiene ancora legate tra loro le masse nevose. Superiamo questo tratto tenendoci a debita distanza dalle zone instabili e poi affrontiamo l’ultima parte di salita che in breve conduce alla croce di vetta, 2137m.


Poco dopo l'inizio della cresta le cornici sono già ben evidenti. Sullo sfondo si vede lo scheletro del primo degli skilift della Tavola Rotonda.


Vista fantastica a 360° e sole caldo invoglierebbero ad una lunga sosta, ma la neve sta accusando fortemente l’alta temperatura, così ci fermiamo brevemente, ci sistemiamo e ci prepariamo alla discesa. Si scende diretti dalla vetta, inizialmente con esposizione NW, superando, se possibile, una breve fascia di roccette, oppure abbassandosi di qualche metro a SW e poi piegando a NW. Con nostra immensa gioia la neve si presenta ottima, dura, assestata e stabile, ideale per sciare. Così il primo tratto di vallone, il più ripido, scorre via veloce tra urli e reciproche foto. Le cose si complicano un po’ quando il vallone inizia a stringersi e l’esposizione diventa un W schietto. La neve si spappa e i residui di vecchie valanghe rendono difficile la sciata. Alla fine si scia in una specie di stretta vallecola con il profilo a cucchiaio, bordata dalla fitta faggeta.


Salendo verso l'Antecima 2100m, con la Majella, versante S-SE, che giganteggia sullo sfondo.


Purtroppo l’ultimo tratto risulta estremamente disagevole, dovendo sciare su irregolari blocchetti di neve dura portati dalle valanghe. Un ultimo sforzo per superare qualche faggio deformato dalle slavine e siamo sulla strada (chiusa in inverno) Campo di Giove – Stazione di Palena. Mentre ci rilassiamo un po’ sentiamo continui piccoli boati provenienti dal versante davanti a noi. Sono piccoli distacchi spontanei di neve bagnata che provocano “cascate” di neve quando superano le balze rocciose. Per tornare alla macchina ci sono 3km circa di strada semipianeggiante da percorrere (se possibile) sci ai piedi senza grossa fatica.

Considerazioni: itinerario sicuramente consigliabile, estremamente bello anche durante la salita per via della cresta spettacolare che si percorre. La discesa, elegante ed emozionante, è moderatamente ripida, meno però di quello che potrebbe sembrare osservandola da lontano. Rischio valanghe da tenere in grande considerazione, dato che si percorre una sorta di autostrada delle slavine. A nostro parere è difficile trovare tutto il Vallone Bianco in ottime condizioni di neve. In primavera spesso la parte bassa è coperta di detriti di valanga, ma in inverno, quando sicuramente in basso le condizioni sono migliori, il pericolo può arrivare dall’alto.

Accesso stradale: Autostrada A24 Roma – l’Aquila e poi A25 Torano – Pescara, uscita Sulmona – Pratola Peligna. SS17 fino a Sulmona, poi seguire le indicazioni (bivio a sx) per Campo di Giove. Si lascia la macchina alla base degli impianti poco oltre il paese.

 

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