SEI IN Home>Scialpinistica al Pizzo Deta con discesa per il Vallone di Peschiomacello

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22/04/2006 Scialpinistica al Pizzo Deta con discesa nel Vallone di Peschiomacello.
Partecipanti: GIULIO, FABIO, SEBASTIEN.
Dislivello: 600 m
Difficoltà: OSA
Tempo di salita: 1h45min

 

Scusate per la pessima qualità di questa carta ma è il massimo che siamo riusciti a fare...

 

 

E’ primavera inoltrata in Abruzzo, le giornate ormai sono lunghe e tiepide, ma la gran quantità di neve caduta in inverno, nonostante un duro colpo, resiste soprattutto sui versanti settentrionali dei monti e nei canali. Questo inoltre è il periodo in cui gli itinerari più difficili e pericolosi per le valanghe sono finalmente in condizione. Però bisogna sbrigarsi, perché la stagione avanza e non per molto ancora saranno praticabili. Così decidiamo di tentare la discesa da Pizzo Deta per il selvaggio e impressionante Vallone di Peschio Macello, una stretta e ripida valle che incide in versante N della montagna, partendo dai 2000m della sella tra il Pratillo e Pizzo Deta e finendo dopo una serie di tratti molto ripidi alternati a pendii più tranquilli, nei pressi del paese di Roccavivi, a 500m di quota tra gli ulivi della Valle Roveto.


Il Monte Pratillo, alla testata della Valle del Rio. Nel riquadro l'itinerario seguito per la salita.


Due sono i punti chiave della discesa: l’entrata nel vallone, spesso resa molto complicata da un’enorme cornice che si forma sotto la spinta dei forti venti occidentali; la prima strettoia, dove una fascia di rocce interrompe la continuità del pendio. Se non c’è abbastanza neve da coprire la parte centrale del salto roccioso occorre togliere gli sci per una disagevole discesa in cui può essere utile la corda. Per fortuna, mentre passiamo con la macchina sulla statale Avezzano – Sora, poco prima dell’uscita per Roccavivi, abbiamo un bel colpo d’occhio che ci rassicura: la cornice sembra essere modesta e una stretta fascia nevosa sembra permettere il superamento della banda rocciosa. Dopo aver lasciato una macchina nel paesino, con l’altra ci dirigiamo verso Rendinara.


Tra i faggi della Valle del Rio, sui 1600m. C'è ancora molta neve nonostante il caldo degli ultimi giorni.


Normalmente si lascia la macchina all’inizio della Valle del Rio, ma con il fuoristrada riusciamo a risparmiarci una lunga scarpinata sulla scomoda strada sterrata, arrivando fino ai 1400m, poco dopo un piccolo rifugio in corrispondenza di un allargamento della valle. La giornata è classicamente primaverile: sole caldo, prati verdi e primi fiori. Mettiamo immediatamente gli sci e iniziamo la salita, seguendo il fondo della valle e puntando verso il già evidente Monte Pratillo che svetta davanti a noi. La Valle del Rio è molto bella, stretta tra due alte creste, in particolare quella della sx orografica, che arriva in qualche punto a superare i 2000m e dalla qualche periodicamente si staccano grandi valanghe con effetti distruttivi sulle faggete sottostanti. Mentre procediamo con salita moderata tenendoci sul fondo della valle notiamo alcuni accumuli di valanga con grossi rami spezzati.


Non lontani dalla sella alla testata della Valle del Rio.


Sfruttando una valletta senza alberi ci portiamo rapidamente alla fine del bosco e affrontiamo il breve pendio un po’ più ripido che, piegando a sx conduce alla sella che si trova tra il Pratillo e la cresta della dx orografica della valle. Volgendo lo sguardo alle nostre spalle vediamo l’imponente mole del Viglio ancora ben innevata, mentre le altre vette abruzzesi sono invisibili a causa della foschia e dei primi cumuli che iniziano a salire dalle valli. Dalla sella si ha anche un bel colpo d’occhio sulla parte alta del Vallone di Peschio Macello e sul roccioso versante N di Pizzo Deta. Un rapido sguardo conferma le nostre intuizioni: l’entrata è fattibile senza problemi e la banda rocciosa è superabile su un esile striscia di neve. Un breve ma aereo percorso in cresta ci porta sulla vetta del Monte Pratillo, 2007m. Il versante meridionale scende tranquillo verso la bellissima radura erbosa del Prato di Campli, mentre sulla destra si susseguono le cime dei Monti Ernici, primo fra tutti il Monte del Passeggio. Dopo una breve pausa al sole caldo condita da un ottimo salame abruzzese ci prepariamo per la discesa. Per precauzione mettiamo gli imbrachi e ci prepariamo all’eventualità di dover fare una calata in corda doppia. Con una breve discesa a sx siamo alla sella che separa il Pratillo da Pizzo Deta, alla testata del Vallone.


Il Monte Pratillo con il versante NW e la cresta W che lo collega al Monte del Passeggio.


L’enorme cornice che si era formata in inverno risulta in parte crollata a valle, ma rimane una grossa massa di neve che si è fratturata portando alla formazione di una specie di seracco trasversale profondo almeno 3 – 4 metri di difficile superamento. Per fortuna in un paio di punti grossi blocchi sono caduti formando due ponticelli di neve che ci permettono il superamento di questo primo ostacolo (per la verità Sebastien osa un po’ su un ponticello non molto stabile). Dopo i primi ripidissimi metri su neve comunque ottima, assestata ma non dura, si scia brevemente più tranquilli nella valle, puntando decisamente verso il primo balzo in cui, guardando da sopra, sembra che il pendio si lanci precipite. Cautamente ci avviciniamo tenendoci al centro del vallone e iniziamo a scendere derapando su una striscia di neve molto ripida che si fa sottile tra le roccette. Superato il passaggio si scia nuovamente su pendenze più moderate in un contesto estremamente selvaggio a affascinante. Alte pareti di ottimo calcare serrano ai due lati il vallone, che prosegue la sua corsa puntando decisamente verso i verdissimi prati della Valle Roveto.


Vallecola nevosa poco prima dell'affaccio alla sella della Valle del Rio.


Pian piano iniziamo a sciare sui residui delle valanghe che cadono frequenti, fino ad incontrare un secondo balzo, meno ripido del precedente, superabile in vari punti su strisce di neve abbastanza larghe da permettere qualche curva saltata. Si giunge così in una conca, poco prima dell’inizio dei primi alberi, dove la parete nord del Pizzo Deta precipita con un balzo verticale veramente impressionante. Riusciamo ancora a sciare un po’ sfruttando le tracce delle valanghe tra i faggi contorti e ancora con un po’ di ostinazione arriviamo a togliere gli sci sui 1300m ormai nel fitto della vegetazione. Segue la parte più faticosa e intricata della gita. Prima si rintraccia sulla dx il sentiero estivo seminascosto dalle foglie e malsegnato. Si scende rapidamente e successivamente il sentiero piega a sx attraversando il fondo di Peschiomacello e portandosi, ormai fuori dal vallone, alla radura di Colle Po. Dalla radura sulla dx parte una mulattiera che con percorso lungo e tortuoso prima attraversa nuovamente la valle e poi con numerose svolte conduce al paesino di Roccavivi. Quando iniziano i primi ulivi capiamo che siamo vicini alla macchina, sudati e appesantiti ma molto soddisfatti.

 

Considerazioni: itinerario difficile ed estremamente suggestivo, regala grandi emozioni. Tenendo presente l’estremo rischio di valanghe è difficile trovarlo in condizione per più di 15 – 20 giorni in una stagione. Bisogna essere lesti a cogliere l’attimo in cui la neve si sia completamente assestata ma ce ne sia ancora abbastanza per superare in tranquillità il primo balzo. Data la possibile difficoltà anche dell’entrata consigliamo di portare una corda, oltre al classico materiale base come ramponi e piccozza. L’ultimo tratto di discesa a piedi, scomodo e faticoso, riduce in parte la bellezza della gita.

Accesso stradale: Autostrada A24 Roma – l’Aquila e A25 Torano – Pescara. Uscita Avezzano. Quindi SS82 Avezzano – Sora. Uscire per Roccavivi (prima macchina), quindi tornare verso Avezzano e uscire per Rendinara (seconda macchina).

 

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